Trust esteri sotto attacco: anche quelli “discrezionali” rischiano l’interposizione (e le tasse arrivano al beneficiario)
Negli ultimi mesi l’orientamento dell’Agenzia delle Entrate si è fatto ancora più netto: non basta costruire un trust formalmente “ben fatto” per evitare contestazioni fiscali. Conta la sostanza.
L’ultima conferma arriva con la Risposta a interpello n. 81 del 18 marzo 2026, che segna un punto importante per chi utilizza trust esteri, soprattutto in ottica di pianificazione patrimoniale e trasferimento di residenza.
Vediamo cosa è successo, cosa cambia davvero e cosa devi fare oggi.
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Il caso: trust estero “discrezionale” ma comunque interposto
Il caso riguarda un trust istituito secondo la legge del Delaware:
- trust qualificato come “complex trust” negli Stati Uniti
- trustee indipendente (societario)
- distribuzioni totalmente discrezionali
- beneficiaria non residente, con trasferimento in Italia previsto
Sulla carta: struttura solida, tipica di pianificazione internazionale.
Eppure, per l’Agenzia, non basta.
Il principio chiave: non conta la forma, ma il controllo
L’Agenzia ribadisce un concetto ormai centrale:
Un trust è fiscalmente riconosciuto solo se c’è reale spossessamento del disponente e autonomia effettiva del trustee.
Se invece emerge anche solo:
- un potere indiretto o potenziale di influenza
- una capacità del beneficiario di incidere sulle decisioni
- un controllo “di fatto” sui beni
il trust viene considerato interposto.
Il punto critico della sentenza
Nel caso specifico, l’elemento decisivo è stato questo:
La beneficiaria poteva influenzare la destinazione finale dei beni, anche tramite strumenti come il testamento.
Per l’Agenzia questo significa:
- il trustee non è davvero autonomo
- il beneficiario mantiene un controllo sostanziale
Risultato:
Trust interposto
Redditi imputati direttamente alla beneficiaria
Le conseguenze fiscali (molto concrete)
Dal momento in cui la beneficiaria diventa fiscalmente residente in Italia:
- deve dichiarare tutti i redditi del trust
- scattano gli obblighi di monitoraggio fiscale (quadro RW)
- si applicano IVIE e IVAFE sugli asset esteri
In pratica: il trust “non scherma” più nulla.
Cosa abbiamo imparato (davvero)
Questa posizione rafforza un trend già evidente:
1. Il trust discrezionale non è più una protezione automatica
Anche con trustee indipendente e clausole corrette, se il beneficiario “conta troppo” → rischio interposizione.
2. Il controllo indiretto è sufficiente
Non serve un potere esplicito. Basta una leva giuridica o sostanziale.
3. Il trasferimento di residenza in Italia è un momento critico
Molte strutture “reggono” all’estero, ma saltano quando entri nel sistema fiscale italiano.
Se vuoi istituire un trust oggi: cosa devi attenzionare
Se stai pensando di creare un trust, devi cambiare approccio.
✔️ Verifica lo spossessamento reale
- Hai davvero perso il controllo dei beni?
- Oppure puoi ancora influenzare decisioni?
✔️ Analizza i poteri del beneficiario
- Può incidere sulla destinazione finale?
- Può “indirizzare” il trustee?
Se sì, sei già in zona rischio.
✔️ Controlla la governance
- Il trustee è indipendente solo formalmente o anche sostanzialmente?
- Esistono protector o altri soggetti che alterano gli equilibri?
✔️ Attenzione alla legge applicabile
- Alcuni ordinamenti (es. Delaware) sono più flessibili
- Ma questa flessibilità può diventare un problema in Italia
Se hai già un trust: cosa devi rivedere subito
Qui sta il vero rischio.
🔍 Rileggi l’atto istitutivo
Cerca clausole che permettono:
- influenza del beneficiario
- poteri indiretti del disponente
- controllo sulla destinazione finale
🔍 Valuta la tua posizione fiscale
- Sei residente o diventerai residente in Italia?
- Hai dichiarato correttamente il trust?
🔍 Analizza i flussi
- I redditi restano nel trust o vengono attribuiti?
- C’è coerenza tra struttura e comportamento?

Qual è il Trust giusto per te? – Scoprilo con questo quiz
Cosa devi verificare con i tuoi professionisti
Non basta più “avere un trust”. Serve un check strategico.
Porta queste domande al tuo consulente:
1. Il mio trust può essere considerato interposto?
Chiedi una valutazione concreta, non teorica.
2. Esiste rischio di imputazione dei redditi?
Simulate cosa succede in caso di contestazione.
3. Sono compliant con:
- monitoraggio fiscale
- IVIE / IVAFE
- dichiarazione redditi
4. Serve una ristrutturazione?
In alcuni casi:
- modifica dell’atto
- cambio governance
- oppure uscita dal trust
Il punto finale (che molti sottovalutano)
Il messaggio è chiaro:
Il trust non è più uno strumento “blindato”
È uno strumento trasparente agli occhi del fisco, se non costruito in modo rigoroso
E soprattutto:
La coerenza tra forma giuridica e realtà sostanziale è tutto
Se stai usando (o pensando di usare) un trust per protezione patrimoniale o pianificazione fiscale, oggi la vera domanda non è più:
“È fatto bene?”
Ma:
“Reggerebbe a un controllo dell’Agenzia delle Entrate?”
Se la risposta non è immediata, è il momento giusto per intervenire.
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